Modena: una storia dalla trama romanica.

Modena, piccola città a sud del Po, poco a ovest di Bologna, è un intreccio di vie e portici dai toni caldi e dall’atmosfera placida, che custodisce un capolavoro assoluto del Medioevo.

Prima di arrivare al cuore della città, la sua Piazza Grande (Patrimonio Unesco), passeggiamo sotto i portici e per le vie con le facciate rosse, gialle, marroncino, arancio e ocra, con chiese che spuntano qua e là.

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Percorrendo via Emilia, prima di arrivare in Piazza Grande, il primo colpo d’occhio ce lo offre via Farini.

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Una lunga via con un lato porticato, il cui punto focale è proprio la bellissima facciata del seicentesco Palazzo Ducale.

La profondità, la luce e i colori di questa via, uniti alla facciata del Palazzo, creano un effetto straordinario per gli occhi del visitatore.

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Ritornando su Via Emilia, si incrocia subito dopo Piazza Mazzini, una piazzetta elegante che ci riserva una piccola sorpresa architettonica.

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Un bell’edificio dalla facciata rossa e ocra, con un originalissimo balconcino sorretto da due diavoleschi satiri. Un po’ perfidi e un po’ simpatici.

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Da piazza Mazzini, già si vede la sommità della torre della Ghirlandina che ci invita a proseguire proprio in quella direzione.

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E infatti, pochi metri più avanti, compare il tesoro che stavamo cercando.

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Anticipato dall’immensa mole della torre Ghirlandina, si presenta a noi il profilo della parte absidale dello stupendo Duomo di Modena.

Già al primo sguardo, sembra di essere catapultati nel mezzo di una fiaba medioevale. La pietra candida, gli archi a tutto sesto (romanici) e quello a sesto acuto (gotico), le guglie in cima all’abside.

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Il Duomo di Modena è, sicuramente, uno degli esempi più belli e importanti dell’arte romanica e del Medioevo. Un gioiello di rara bellezza, ingiustamente poco conosciuto, all’estero così come in patria.

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I portali sono finemente scolpiti, e sempre sorvegliati da una coppia di leoni. Il primo che osserviamo, passando sotto l’arco a sesto acuto,

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è quello sul lato che collega il duomo alla torre, ed è detto Porta della Pescheria. Le figure su questo portale mostrano anche un ciclo relativo ai mesi dell’anno, oltre a immagini curiosissime e talvolta misteriose.

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Facciamo il giro, passando davanti all’abside.

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Sul lato opposto alla Porta della Pescheria, si trovano la Porta Regia e la Porta dei Principi.

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La Porta Regia è, architettonicamente, la più imponente. Fortemente strombata, è sormontata da un pregevole protiro sorretto da due splendidi leoni in marmo rosso, e a sua volta coronato da un leone sulla cima. Colonne e colonnine sono tutte ornate in modo diverso l’una dall’altra.

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Il protiro coronato dal leone (si notino le diverse decorazioni dei capitelli)

Affianco alla Porta Regia, si trova la più piccola Porta dei Principi, più antica dell’altra (ne sono segnale i due leoni molto più stilizzati) e meno maestosa, ma dai notevoli rilievi scolpiti e con due sottili colonne che culminano in due elegantissimi capitelli.

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Aggirata anche la Porta dei Principi, si giunge sul lato della facciata principale col Portale Maggiore.DSC02114

La splendida facciata è impreziosita da un elegante rosone centrale,

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e da bassorilievi (fatti risalire al maestro Wiligelmo) raffiguranti scene dell’Antico Testamento come la creazione di Eva da una costola di Adamo ed il peccato originale,

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la cacciata dal Paradiso Terrestre,

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l’arca di Noè.

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I leoni del Portale Maggiore sono sicuramente quelli dalla chioma più folta e maestosa.

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Tutti i lati del duomo sono disseminati di figure scolpite su capitelli e spigoli, che rivelano un’immaginazione quanto mai fervida. Sono così tante e diverse tra loro, che ti costringono a camminare con la testa in su per tutto il perimetro, e anche facendo così, scorgerle tutte non è facile. Qui ne potete vedere alcune:

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Menzione a parte merita il ciclo delle Metope, rilievi posti sui salienti del tetto che, si pensa, raffigurerebbero gli abitanti delle regioni più remote della Terra, secondo le credenze dell’epoca, forse riprese dal Liber monstrorum. Troviamo, ad esempio, un ermafrodita, con gli organi genitali maschili ma anche tratti femminili (meno visibili).

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Le metope originali sono poste all’interno del Museo del Duomo, per garantirne una migliore conservazione. Consiglio la visita del museo per osservare più da vicino queste curiose figure e per averne una comprensione maggiore grazie alle accurate descrizioni. Nel museo, ad esempio, si nota meglio la natura sia maschile che femminile dell’ermafrodita.

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Affianco all’ermafrodita, si vede un uomo dai lunghi capelli in una posizione che sembrerebbe sospesa da terra.

Altre figure sono il Mangiapesce, con una gamba umana e l’altra da cavallo e con la testa da uccello, intento a mangiare un pesce. I mangiapesci si credeva vivessero nell’Oceano Indiano, anche se qualcuno sostiene che il volto della donna suggerisca la raffigurazione di un incubo. La sirena a due code è invece un soggetto più comune, essere mitologico che col suo canto ammaliava i marinai per trarli in inganno; qui colpisce particolarmente per il suo sorriso terrificante che ne sembra rivelare la vera natura.

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Altre due metope rappresentano un fanciullo con un drago, identificato con uno Psillo, un leggendario popolo di incantatori di serpenti che si riteneva fosse immune ai loro morsi. Accanto gli Antipodi, due figure, una di fronte all’altra, di cui una a testa in giù ma in posa naturalissima. L’esecuzione scultorea di vesti, capelli e altri dettagli anatomici è molto accurata. Queste immagini bellissime trasudano mistero e anche una certa attrazione per l’ignoto, per mondi lontani dove gli esseri camminano a testa in giù oppure hanno tre braccia come si vede in un’altra metopa.DSC02237

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L’interno del Duomo, buio e massiccio, come si addice ad una cattedrale romanica; illuminato principalmente dall’apertura del rosone, perpetua la mescolanza di immagini bibliche e fantastiche vista all’esterno.

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L’ultima chicca del Duomo è un gruppo scultoreo (della fine del Quattrocento) in terracotta policroma raffigurante la Madonna col Bambino; la cui protagonista è però una figura femminile di umile estrazione; affettuosamente chiamata Suor Pappina, intenta, per l’appunto, a soffiare sul cucchiaio per raffreddare la minestrina del bambinello. Tale azione, tanto quotidiana e domestica quanto inedita all’interno di una raffigurazione del genere, fa sì che questo dettaglio rimanga piacevolmente impresso nella memoria del visitatore.DSC02218

Dopo tale immersione nel microcosmo del Duomo di Modena, fatto di creature misteriose ed eventi biblici funesti resi magnificamente dall’arte romanica, occorre ritornare in piazza perché non c’è solo il Duomo!DSC02187

Ad incorniciare due lati della piazza c’è infatti il Palazzo Comunale. Il palazzo è, in realtà, un insieme di edifici, la cui costruzione abbraccia un arco di tempo che dal Medioevo arriva fino all’Ottocento, quando fu ultimato il portico. Il risultato è però molto armonico e si fonde benissimo col resto dell’architettura della Piazza.

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Vale la pena dare anche un’ occhiata agli interni del Palazzo con alcune sale riccamente decorate come la Sala del Consiglio Vecchio i cui affreschi risalgono al Seicento.

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Interessante anche la salita sulla torre Ghirlandina, per ammirare alcuni capitelli scolpiti dagli stessi maestri che hanno lavorato all’interno del Duomo. Peccato soltanto che il panorama, da lassù, si potesse ammirare soltanto attraverso delle inferriate.

Terminata la ricognizione dei monumenti di Piazza Grande, vale la pena tornare verso Palazzo Ducale per guardarlo da più vicino. Si scoprirà che si affaccia su di una bella piazza ampia e dai colori caldi tipici di Modena, ravvivata da alcuni zampilli d’acqua.DSC02334

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Solo ora, ci si accorge che la bella facciata del Palazzo è abitata da fregi e statue dalle forme classicheggianti, che fanno un po’ da contraltare alle misteriose figure medioevali, che invece popolano il Duomo.

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Infine, un’ultima passeggiata per queste stradine e per ammirare la magia del Duomo anche alle luci della sera.

Si lascia Modena, con la consapevolezza di aver visto un capolavoro assoluto dell’arte romanica, che ospita un piccolo universo medioevale, fatto di mille creature reali e fantastiche e che, a distanza di secoli, riesce ancora a generare nel visitatore quella tensione per il mistico, ma anche per il misterioso e l’irreale, che sono sentimenti intrinseci di quella come di questa epoca.

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