Uno sguardo da vicino sulla Cattedrale di Trani

 

Non è facile e forse non è necessario spiegare la bellezza di questo monumento. Basta vederla, che emerge dal mare candida, tingendosi d’oro o di rosa a seconda della luce e si innalza col suo campanile dalla punta di lancia che trafigge il cielo.

Eppure, se la sua bellezza non ha bisogno di spiegazioni, con lo sguardo si può andare di certo oltre quella bellissima immagine della chiesa svettante sul mare per conoscerla da più vicino, scoprendone i più piccoli ma splendidi dettagli.

La cattedrale è tra le meraviglie del romanico in Italia

L’aver sopraelevato la chiesa rispetto alla piazza, slancia ancor di più la costruzione. Per raggiungere il portale dobbiamo percorrere la scalinata e già qui i cordoli sono delicatamente scolpiti ed anticipano la stupenda decorazione degli archi cechi e del portale.

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Giunti sulla piattaforma del portale e guardando verso il mare si può quasi immaginare di essere su una zattera galleggiante sull’Adriatico.

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Gli archi e i capitelli decorati da palmette sono finemente traforati come merletti e ricordano degli scogli traforati dai flutti che luccicano al sole.

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Il portale è sormontato da un arco dal bellissimo fregio nel quale figure antropomorfe, zoomorfe ed esseri a metà come un centauro sembrano quasi muoversi agilmente dentro al tralcio di vite. L’iconografia unisce con disinvoltura influenze arabe e normanne (Trani era normanna all’epoca della costruzione). Ciò che ne scaturisce è di un’eleganza e leggerezza stupefacenti.

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L’arco poggia su due esili colonnine sorrette da due leoni stilofori molto consunti. Uno calpesta un serpente e l’altro ridà la vita ad un uomo distendendosi su di lui (come fa il profeta Eliseo nell’Antico Testamento). Altre scene bibliche sono ritratte nel prezioso portale bronzeo di Barisano da Trani, il cui originale è conservato all’interno della cattedrale.

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Spostando lo sguardo verso l’alto, troviamo le tre monofore dalle cornici finemente lavorate. Quella centrale è affiancata da due coppie di colonne sorrette da due elefantini e sui cui capitelli sono appostati due minuti leoni che si guardano l’un l’altro.

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Un grifo se ne sta sopra la finestra, proprio sotto al rosone circondato da un fantasioso girotondo di figure romaniche.

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L’altro rosone della cattedrale è quello del transetto, sul lato sud che guarda verso il porto. Il rosone è singolare, infatti i bracci, invece di restringersi nel convergere al centro come accade di solito, hanno la punta sottile verso l’esterno e la parte più ampia e arrotondata verso il centro. Un rosone più piccolo, al centro, è diviso in 8 sezioni, ognuna decorata con un motivo diverso. Sul mensolone che sormonta il rosone, decorato a palme, si mimetizzano fra gli elementi architettonici, figure zoomorfe e antropomorfe.

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Sul lato del transetto che guarda verso l’Adriatico si aprono due bifore e su di esse una quadrifora. Anche qui, il mensolone è popolato da figure varie, tra le quali, riconosciamo, proprio all’angolo, un altro elefante con tanto di zanne.

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Altri animali si affacciano timidamente dalla bianca pietra di Trani.

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La lunga fiancata della chiesa, con le arcate cieche più profonde per creare il chiaroscuro, ricorda la carena di una nave in parte sommersa sotto il pelo dell’acqua.

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Le altissime absidi cilindriche sporgono dal transetto con la loro forma così perfetta e imponente, come tre silos, custodi eterni di un contenuto ignoto.

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Sul transetto e gli absidi si aprono strette monofore come feritoie di una fortezza, mentre, sul “silos” centrale, è posto un bellissimo finestrone dalla cornice decorata, con cinque statue molto consumate, tra le quali si distingue una coppia di leoni ed una coppia di tori che simboleggiano la morte ed il sacrificio di Cristo (il toro era l’animale dei sacrifici per antonomasia).

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La finestra dell’abside con in basso i leoni ed in alto i tori.

 

Anche l’altissimo campanile, successivo alla costruzione della chiesa e già goticheggiante, merita uno sguardo più attento.

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Poggiante su di un alto arco a tutto sesto, invece che su solide fondamenta, la base della torre fa passare la luce e l’azzurro del cielo. Scelta architettonica quanto mai originale ma anche azzardata! Infatti, il campanile è stato sottoposto a uno smontaggio e rimontaggio pezzo per pezzo, per risolvere i problemi di stabilità.

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Come succede quasi sempre nelle torri medievali, il corpo si alleggerisce man mano che si sale, con la bifora che diventa trifora, quadrifora e poi pentafora (da 2 fino a 5 fori)

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Trifora del campanile dagli archi lobati

Entrati nella cattedrale, dall’interno sobrio, puro e coerente, si può salire sui matronei

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e soprattutto sul campanile. E così ora siamo dietro le finestre che avevamo guardato dal basso e, attraverso di loro, guardiamo la chiara Trani colorata dal tramonto e la vastità del mare attorno, quasi fossimo saliti sull’albero maestro di una nave attraccata al porto e pronta a salpare per il Mediterraneo.

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Il mare visto dalla quadrifora del campanile

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