Il Duomo di Bitonto

 

Costruito nella seconda metà del XI secolo, il duomo è uno dei più belli della Puglia e del romanico in assoluto.

Entrando nel bianco intreccio di vie della bella città d’arte dalla Porta Baresana, la prima cosa che vediamo del Duomo è la parte absidale.

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Nella parte bassa due ordini di arcate cieche appena accennate sulla superficie, quelle superiori più ampie racchiudono quelle inferiori. Più in alto, delle bifore si arrampicano fin sul campanile. Troviamo poi due finestroni. Quello più in alto è il cosiddetto arco moresco per le suggestioni arabo-normanne della sua decorazione. Sotto, il finestrone dall’arco a palmette è sorvegliato da due leoni e da due grifoni. Il grifone, nello specifico, ha un legame particolare con questo luogo.

 

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Il finestrone coi grifi e i leoni. Da notare, i decori delle mensole su cui poggiano i leoni: una figura umana (o angelica) ed un bel motivo vegetale.

Girato l’angolo, arriviamo sulla piazza dove si affaccia il transetto illuminato da quattro bifore e dal bellissimo rosone elegantemente scolpito, sormontato da un arco con due grifi ai lati ed una sfinge in cima.

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Il rosone del transetto: sulla sua sommità una piccola sfinge.

Ma la vera “chicca” di quest’arca di pietra è il loggiato formato da sei esafore (aperture a 6 fori) che corre per tutto il lato. Le esafore presentano una varietà di colonnine e capitelli strabiliante, magnificamente scolpiti e dagli stravaganti soggetti. La loro bellezza e originalità è tale che avrei amato poter passeggiare sul loggiato e osservarli da vicino ma non è purtroppo possibile. Bisogna accontentarsi di guardarli dal basso con la testa allungata in alto e gli occhi strizzati che cercano con bramosia di cogliere tutti gli straordinari dettagli.

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Quando riuscirete a staccare gli occhi dal loggiato (forse per il male al collo o per l’accecante sole pugliese), farete qualche passo in più sulla piazza ed anche la splendida facciata centrale si paleserà ai vostri occhi.

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Sul portale centrale ancora grifoni, appollaiati sui capitelli corinzi e leoni stilofori ormai senza zampe anteriori e dai volti ormai solo abbozzati ma con una fierezza sopravvissuta al tempo.

I grifoni si sono conservati decisamente meglio, con le piume di pietra che li fanno sembrare quasi dei draghi ricoperti di squame. Gli artigli stringono una preda, il becco è aguzzo e la coda tesa all’indietro

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Il portale è riccamente ornato dai tralci che creano sublimi disegni sulle superfici, mentre la lunetta raffigura l’Anastasi (di derivazione bizantina) ovvero la discesa di Cristo negli Inferi per far risorgere i morti.

La facciata a salienti, tripartita da lesene, prosegue con due bifore e, più sopra, un altro splendido rosone.SAM_8430

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Il rosone della facciata che presenta due leoni e una sfinge in cima come quello del transetto

Le sorprese non sono finite perché l’interno, rimasto (grazie al cielo) romanico, conserva i matronei dai bei capitelli, sorretti dalle imponenti colonne di marmo.

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Ma il pezzo forte che cattura la scena è il meraviglioso ambone duecentesco.

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Ispirato probabilmente nelle forme al pulpito ottoniano di Enrico II della Cappella Palatina di Acquisgrana, supera il modello per bellezza ed eleganza. La policromia dei marmi, i delicati intagli, la pregevolissima fattura dell’aquila retta dal telamone ne fanno un capolavoro unico.

Il parapetto della scala dell’ambone, di altrettanto pregevole fattura, rappresenta gli imperatori svevi tra cui Federico II, l’imperatore così legato a questa terra da essere soprannominato il fanciullo di Puglia.

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Il parapetto con gli imperatori svevi: Federico I Barbarossa, Enrico VI, Federico II e Corrado IV. Gli ultimi tre detennero la corona del Regno di Sicilia che comprendeva anche la Puglia.

Scendendo nella cripta è possibile (pagando pochi spiccioli) visitare i resti della chiesa paleocristiana, che conserva ancora un altro capolavoro: un bellissimo mosaico raffigurante un grifone (ve l’avevo detto che tra Bitonto e il grifone c’era un legame particolare!)

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Il mosaico è stato scoperto solo nel 1991 durante il restauro del pavimento. La chiesa attuale, costruita non molto tempo dopo la realizzazione del mosaico, condannò l’opera all’oblio dei secoli, ma ne ha permesso l’ottimo stato di conservazione attuale. La creatura, metà leone e metà aquila, simboleggia la natura terrena e allo stesso tempo celeste di Cristo. L’animale mitologico ha una zampa alzata, come se fosse sul punto di levarsi in volo dal buio della cripta, per librarsi nell’azzurro cielo di Puglia.

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Il mosaico del grifone visto da un oblò aperto sul pavimento del duomo

5 pensieri riguardo “Il Duomo di Bitonto”

      1. Nato a Bari, cresciuto a Santo Spirito dove tuttora ho casa e dove vengo a rifugiarmi in estate. Ma sono ormai vent’anni che vivo a Roma 😊

      2. Anch’io vivo lontano dalla Puglia ormai da un po’! Ma è sempre bello tornarci per fare il turista in patria e per rimpinzarsi con le nostre meraviglie culinarie!

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