La cattedrale di Termoli: i dettagli della facciata

Custodita all’interno della bella piazza centrale del caratteristico centro storico di Termoli, la cattedrale è un gioiellino del romanico.
Le influenze sono in particolar modo pugliesi come è evidente dalla somiglianza per alcuni versi alle cattedrali di Foggia e di Troia, ma anche orientali per via degli archi a ferro di cavallo, impiegati largamente nell’architettura araba.
Purtroppo, la parte alta della facciata crollò nel quattrocento in seguito ad un terremoto ed è stata rifatta semplicemente con l’apertura di un grande oculo strombato ma piuttosto spoglio.

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Fortunatamente, la parte inferiore duecentesca si è conservata intatta, pur se un po’ erosa dal tempo. Molto belle le arcate pensili con le bifore cieche a ferro di cavallo. Alcuni decori non sono sopravvissuti ma ancora ammiriamo colonnine tortili, tralci che si arrampicano sulle cornici e sugli archi, foglie d’acanto sui capitelli e sull’archivolto del portale. Una bifora gioca anche con la bicromia fra marmo chiaro e pietra scura riportandoci direttamente con la mente alla Mezquita di Cordoba.

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A sinistra colonnine tortili danno movimento alla bifora. Al centro la bifora con arco bicromo di reminescenze arabe. A destra la bifora “infestata” di tralci e con due animali in sporgenza.

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Un leone con in bocca quella che sembra la coda di un altro animale che probabilmente teneva tra le zampe. Né le zampe anteriori del leone, né il secondo animale si sono conservati ahinoi.
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Un grifone quasi sorridente nonostante manchino anche a lui le zampe davanti.

Sull’ultima bifora a sinistra del portale, ornata di tralci, una creatura leonina tiene fra le grinfie una creatura più piccola simile a un cavallo. Nella stessa, è rappresentata in altorilievo un’Annunciazione con Maria e l’Angelo.

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L’Annunciazione: a sinistra la figura alata dell’angelo e a destra Maria ad ascoltarne l’annuncio.
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Qui si vede come gli animali che sporgevano dall’ultima bifora erano in origine quattro ma sono rimaste solo delle zampe mozze. Si nota, inoltre, a sinistra un decoro con foglie d’acanto e figure umane con aureole, mentre da un capitello spuntano altri volti umani (protomi).

Molto bello è l’arco che sovrasta il portale che fa uso del pregiato marmo rosato del Gargano e di altri marmi grigi e bluastri, creando un’interessante effetto cromatico piuttosto insolito nel romanico pugliese che tende più alla monocromia. Ai lati dell’arco ci sono le figure di San Basso e San Sebastiano che calpestano degli eretici, mentre la lunetta, ormai illeggibile, raffigurava l’episodio della Presentazione al tempio: Maria e Giuseppe che portano Gesù al tempio di Gerusalemme 40 giorni dopo la nascita (era questa una cerimonia rituale degli ebrei).

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Il portale con le statuette e i bellissimi fregi vegetali dei capitelli. Si nota la mancanza delle colonne sotto le statuette dei santi.

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Pur se la facciata non si è perfettamente conservata, con un po’ di immaginazione, si può provare ad aggiungere i dettagli mancanti; e così le statue prendono vita, gli arti delle bestiole si allungano e trovano completamento e ritrovano, dopo secoli, le loro prede, ancora salde nella loro presa. Ricompaiono altri animali, direttamente dai bestiari medievali, e tornano, al loro posto, le colonne e i capitelli scomparsi; riappare nitida ai nostri occhi la scena nella lunetta e si riempie di fregi il grande rosone. Succede solo nella nostra testa ma, d’altronde, davanti a tali monumenti, bisognerebbe sempre cercare di immedesimarsi negli uomini di altre epoche, per provare a capire o anche solo per il gusto di viaggiare un po’ nel tempo.

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